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AFFARI ESTERI

USA E CANADA NELLA PACIFIC CUP. MA COSA C’ENTRA L’ITALIA?

La notizia era attesa  l’ufficialità però rende il tutto molto diverso, lo sguardo si posa ora sul rugby del Pacifico in maniera molto più importante.

La Pacific Nations Cup fino ad oggi se la giocavano Giappone, Fiji, Tonga e Samoa ora ha due nuovi pretendenti, da quest’anno Canada e USA entrano nella disfida. Quest’anno in verità, ci racconta la cronaca, mancheranno i samoani, vincitori della scorsa edizione, perchè impegnati nel tour sudafricano, lo stesso che farà l’Italia.

E’ comprensibile la gioia fra gli appassionati nordamericani del nostro amato rugby e per le rispettive federazioni non più relegate al ruolo di comparse da test match ma elevate da IRB al rango di  competitor di uno dei grandi tornei mondiali; la cosa ha lo stesso sapore di quando l’Italia entrò nel Cinque Nazioni facendolo diventare appunto “Sei” e a noi piace pensare, in fondo è anche un po’ vero, che tutto, inclusa la notizia di oggi, sia poi iniziato proprio da li.

Guardiamo ora la cosa da un altro punto di vista. Due potenze economiche mondiali che hanno, insieme, trecentocinquanta milioni di abitanti, entrano a pieno titolo nel rugby che conta; USA e Canada guardano lo stesso mare dell’Australia e della Nuova Zelanda e da oggi con loro hanno qualche affaruccio in più da sbrigare.

Dopo l’ingresso lo scorso anno dell’Argentina nel Tri Nations diventato con i sudamericani “The Championship, ecco un altro passo avanti del rugby mondiale, un altro passaggio importante per la sua crescita. Perchè di crescita dobbiamo parlare che queste cose si fanno per questo mica per sventolarle nei pubblici consessi.

L’Italia è nel Sei Nazioni da una dozzina di anni e tutti quest’anno sperano si possa consacrare con qualche successo in più questa partecipazione che, fino ad oggi, non si può dire abbia generato l’impulso che ci si aspettava per il nostro rugby anche se  macroscopicamente è colpa nostra. Dopo dodici anni di Sei Nazioni tutti siamo molto perplessi nel dire di aver sfruttato al massimo questa occasione, specialmente dopo aver visto la performance della Argentina nel suo primo “Championship”.

Il nostro predominio di “Nation” emergente trova quindi altri concorrenti dopo il Giappone (al quale è pure stato assegnato l’organizzazione dei Mondiali del 2019), USA e Canada sono li per farci la pelle, magari politicamente prima che non in campo, l’Italia avrebbe il dovere di guardarsene e puntare di più su se stessa.  Per farlo ci vuole una  programmazione di alto livello, un nuovo piglio sportivo e soprattutto di gestione del rugby italiano.

Staremo a vedere i pacifici cosa combinano ed intanto cominciamo a  volgere lo sguardo verso il prossimo Sei Nazioni imminente sperando Brunel ci faccia fare un primo passo avanti che ne abbiamo tanto bisogno.

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