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MEDIA & SPORT

PARLA DUCCIO FUMERO FRA LA RISERVA INDIANA ED IL RUGBY…. DEL 1823

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Rugby1823 è stata la prima lettura ovale sul web per molti ed anche per il sottoscritto, un “blog davvero” che con il tempo è diventato punto di riferimento, fonte ufficiale di quel che è il rugby sulla rete, notizie ma anche prese di posizione, analisi e rilanci. Il suo autore è un giornalista professionista milanese, Duccio Fumero, amante del rugby, della vita e della Guinness, in questi giorni è on line un restyling accattivante e molto professional del suo Rugby1823, ecco allora l’occasione per due chiacchiere con lui sulla sua creatura e, ovviamente, sul nostro sport.

Stefano Franceschi: “Il pioniere dei media-web ovali italiani cambia volto a il restyling che si vede, bello davvero, sembra anche un cambio di passo, una cosa tipo “più rugby per tutti”. In questa Italia del rugby convivono i settantamila che poco sanno di ovale ma sono puntuali all’Olimpico ed i club esclusivi e chiusi di pochi amici che di rugby sanno tutto solo loro, pubblico difficile in entrambi i casi. Come si pone il nuovo “Rugby1823”nella informazione ovale di questo rugby tricolore che, nonostante tutto, cresce?

Duccio Fumero R1823 : “Hai ragione, il “lettore tipo” del blog è molto variegato, va da chi ha scoperto la palla ovale grazie all’Italrugby, e scopre poco alla volta cosa è il rugby, e arriva al rugbista da una vita, che conosce ogni aneddoto di quasi 200 anni di rugby. Io, fin da subito, ho cercato di coinvolgere tutti, senza quel giornalismo per pochi eletti che spesso si legge o si sente in tv, ma senza neppure limitarmi al “rugby for dummies” che è andato di moda da noi per anni. Ci provo, non è facile, anche se è più facile rivolgersi ai primi che ai secondi, perché sapendo tutto loro ti fanno le pulci su ogni parola che scrivi”.

SF : La FIR si sta muovendo sul web, rispetto ad anni fa ha un mini-progetto social e punti di contatto un po’ ovunque (twitter, facebook, youtube…) ma non è ancora entrata nel cuore del web e del web ovale. Cosa ne pensi?

DF R1823: “La FIR, purtroppo lo sappiamo, è una riserva indiana per dinosauri. Le innovazioni non vengono capite o, peggio, non piacciono. Preservare lo status quo (vedi sempre i soliti nomi che ruotano nei ruoli chiave) è la parola chiave del rugby italiano (ma vale anche per molti club e, ahimè, anche per molti appassionati). Per fortuna anche in FIR c’è chi capisce che il futuro della comunicazione non è più la carta stampata e ha portato avanti un bel progetto social. Ma si muove tra i paletti e gli ostacoli dei dinosauri”.

SF: L’Argentina annuncia l’autarchia e noi italiani, dopo quattro anni di Celtic, siamo ancora saldati alla strategia che essere in un campionato estero è l’unica soluzione. Avremo il “nostro” rugby un giorno?

DF R1823:”L’Argentina ha annunciato l’autarchia dopo 20 anni in cui i giocatori più forti erano tutti all’estero. E lo fa, comunque, dopo l’ingresso nella Rugby Championship e in vista dell’ingresso di un club nel Super Rugby. Insomma, poco differente dall’ingresso italiano nel 6 Nazioni e nella Celtic League. Un rugby nazionale, oggi come oggi, c’è solo in Francia e Inghilterra – e in parte in Sud Africa e Nuova Zelanda -, dove la forza economica lo permette. Purtroppo il professionismo ha spezzato in due il movimento ovale e bisogna rendersene conto. C’è una elite professionista da un lato e una base appassionata, ma dilettantistica, dall’altra. Il problema in Italia è stato voler creare un ibrido, vedi l’Eccellenza degli ultimi 15 anni, che ha fatto più danni che altro”.

SFRugby1823 si occupa davvero poco di Eccellenza, come tutti del resto, un eventuale pezzo sulla fidanzata di Castrogiovanni vale più di una intervista ad un coach del campionato italiano. Pentiti!

DF R1823:”Mea culpa, ma non solo mia. Di Eccellenza ne parlo, ma diciamolo chiaramente: interessa ai pochi che la frequentano e nemmeno a tutti loro. Parlavi di progetto comunicazione della Fir, ma i club d’Eccellenza comunicano? Se a ciò aggiungi che se si fa informazione sull’Eccellenza rischi il più delle volte di parlarne male (scommettiamo che l’anno prossimo almeno due club salteranno per mancanza di soldi?) e i diretti interessati si offendono. C’è un disinteresse nei confronti dell’Eccellenza, ma non è figlia dei blog, ma di un mix di disinteresse federale e incapacità dirigenziale locale”.

SFDopo tre anni di Brunel la federazione pensa ad allenatori italiani, qualcosa mi sfugge o sfugge alla federazione?

DF R1823: “Quella dell’allenatore italiano è un falso problema e un mito che Alfredo Gavazzi usa come slogan politico.  Un allenatore italiano di livello lo crei partendo dalle basi, da corsi allenatori seri e non basati su concetti ovali antiquati, lo crei investendo su tecnici di livello stranieri che insegnano ai nostri (ai ct azzurri ciò è sempre stato negato), poi, dopo, forse arrivi ad avere un ct italiano. Che, poi, guardiamoci in giro: il Galles dei due 6 Nazioni ha un tecnico neozelandese, l’Irlanda che ha trionfato quest’anno idem, la Scozia ha anche un tecnico italiano nelle sue fila, addirittura i British & Irish Lions si sono affidati a Gatland per tornare a vincere. Ma nessuno piange perché non c’è un coach irlandese, gallese o scozzese al comando”.

SFCosa ne pensi degli altri blog/portali ovali che sono sul web?

DF R1823Posso appellarmi al quinto emendamento? A parte gli scherzi, io sono sempre convinto che più opzioni d’informazione ci siano, meglio è. Quindi ogni blog o portale sul rugby in Italia è un valore aggiunto per il rugby stesso. Detto ciò, sarò cattivo ma personalmente reputo che ci siano pochissimi siti (non mi far fare nomi) che parlano di rugby e che danno qualcosa in più alla comunicazione ovale.

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