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AFFARI ESTERI

ACQUE AGITATE NEL MONDO OVALE

acque agitate

Due esempi concreti per discutere di un passaggio difficile che il nostro rugby deve affrontare ora, nel mondo.

Fra i due esempi non poteva mancare Mourad Boudjellal ricco ed eclettico presidente del Tolone che, un paio di settimane fa, in occasione del turno di riposo del Rugby Championship, ha chiesto ai suoi giocatori nazionali sudafricani Bryan Habana, Bakkies Botha e  l’argentino Juan Martín Fernández Lobbe non restassero nel turno di riposo previsto dalle rispettive Nazionali ma si trasferissero dall’altro capo del mondo in terra di Francia e giocassero con il proprio club il turno di campionato. Indipendentemente dal fatto specifico interessano le motivazioni del Presidente francese che ha detto:”Vestono la maglia delle loro nazionali mentre io li pago profumatamente. Sono le regole dell’IRB ma io non voglio pagare il rugby argentino o quello sudafricano. Abbiamo bisogno di loro, se non arriveranno non li pagheremo”. 

Secondo esempio. Heyneke Meyer, coach degli Springboks, ha convocato per il prossimo match di Rugby Championship Teboho “Oupa” Mohoje, terza linea dei Cheetahs, giocatore di modesta esperienza, con pochi cap al suo attivo. Mohoje partirà titolare nel match con l’Australia. Nel suo paese si sono sollevate polemiche contro Meyer autore, secondo molti, di aver scelto Mohoje solo perchè giocatore di colore, per dare un contentino a certe frange politiche del Sudafrica che chiedono vengano inserite nel rugby di quel paese le “quote nereovvero che le convocazioni ovali di quel paese nell’alto livello abbiano garantita una quota minima di giocatori di colore. Meyer ha negato risolutamente aver convocato “Oupa” per tale motivo ma solo per motivi tecnici ed ora lo aspetta la prova del campo, se il giovanotto farà bella impressione Meyer potrà tirare un sospiro di sollievo altrimenti la cosa si farà difficile e rischierà di aprire un dibattio in Sudafrica ben più profondo del risultato di una partita di rugby.

Cosa accomuna le due storie appena raccontate? L’intervento nella dimensione sportiva di fattori che in teoria dovrebbero restare afoni di fronte allo sport ed al rugby in questo caso, fattori però fondamentali per lo sport e per il rugby, fattori che ora urlano in faccia al rugby e pretendono dal rugby più di quanto sia stato mai loro concesso. I due fattori riguardano la sfera sociale e sono il “potere economico” ed il “potere politico”.

Senza soldi non si fanno i campionati, senza i soldi non si costruiscono team, non si formano i campioni, non si costruiscono campi in erba sintetica e no, non si realizzano stadi. Il fattore economico è fondamentale per lo sport e non parliamo di quello di alto livello. Il potere politico è garanzia di inclusione sociale dello sport, di valorizzazione dello sport per i giovani ed i meno giovani, senza il fattore politico lo sport, diciamolo, non ce la fa.

Queste due dimensioni fino a qualche tempo fa  hanno avuto nel rugby una distanza “etica”, un copione mai scritto ne regolava tempi e metodi di uscita, armonizzava i momenti del rugby con quelli della politica e del potere economico; l’ultimo grande cedimento dello sport-rugby ai soldi ed alla politica è stato però quello della creazione delle nuove coppe europee.

Stabilire convocazioni per risolvere conflitti sociali, vantare diritti sui giocatori perchè “io pago” sono due atteggiamenti completamente diversi e di valore diammetralmente opposto, due atteggiamenti che però debordano pericolosamente dentro il rugby.

I principi e le finalità che muovono le richieste del Presidente francese o quelle di alcuni politici sudafricani sono completamente diverse ma il dubbio che possano “usare” il rugby così come chiedono è molto consistente per entrambi. Il tema è spinoso, le acque sono sempre più agitate, il rugby potrebbe soffrirne troppo.

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