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QUESTIONE AL TOP

QUEL TROFEO CHE NESSUNO SA

calvisano trofeo eccellenza 1415

Calvisano ha vinto il Trofeo Eccellenza 2014/2015

Lo scorso fine settimana si è giocata la finale del Trofeo Eccellenza, match combattuto e vero, Calvisano ha alzato la coppa al cielo, risultato perentorio (28 – 11) contro un Mogliano che ha messo in mostra le sue qualità ma non sono però bastate.

Il Trofeo Eccellenza per molti, non certo per chi va in campo, è un riempitivo, servirebbe a dare minutaggio a chi non va nelle Coppe Europee ed  ora è proprio questo uno dei cento motivi per dare una consistente ritoccatina  a questo Trofeo, ammesso ci sia la impellente necessità che esista. Infatti alle Coppe Europee dalla Eccellenza non ci va quasi più nessuno e qualcuno di quelli che una capatina in Europa la fanno ha impegni assolutamente inferiori al passato.

Si è giocata una finale, va sottolineato quest’ultimo termine, in uno stadio da 5.000 posti (Parma), ma davanti a qualche centinaio di persone (gli ottimisti dicono 700) senza copertura video, senza richiamo mediatico, nel silenzio del rugby italiano. Ha avuto più spazio sulla stampa qualche derby di Serie A o di Serie B che questa finale del Trofeo Eccellenza che metteva in campo i Campioni d’Italia dello scorso anno e quelli dell’anno prima. Mica nespole.

Non si entra nei dettagli di questo Trofeo che, programmato e gestito in questo modo, ci si augura il prossimo anno non ci sia più, detta la battuta delle nespole chiudiamo anche con la polemica e resta allora una considerazione che, tolto quanto sopra, non è nemmeno amara.

Il Trofeo Eccellenza urla al mondo la necessità di cambiamento, i team entrati in campo ci hanno creduto, come fanno tutti loro, sempre, per ogni giornata del loro campionato, diciamo che si sta cercando qualcuno che creda in loro.

Un Trofeo come questo potrebbe forse essere utile se fosse organico con il Campionato, se ne rappresentasse una specialità. Quale? Si potrebbe puntare sui giovani rendendo obbligatori in campo un numero minimo di super-giovani magari destinando questi a specifici ruoli (mediani, piloni), si potrebbe negare l’accesso per il Trofeo agli stranieri, ci si potrebbe far giocare i giovani delle franchigie destinati a panchina, si potrebbe renderlo disponibile per sperimentare regole o strumentazioni e molte altre cose più intelligenti di queste che possono balzare per il capo ai grandi intellettuali della palla tonda.

Al rugby italiano serve una pianta organica, serve un progetto proprio, quello della Nazionale e delle franchigie non è tale o, volessimo considerarlo, è chiaro non essere assolutamente sufficiente.

Intanto ci teniamo il trofeo che nessuno sa con la consapevolezza che il rugby alla fine vince sempre e chi è andato in campo, anche lo scorso fine settimana, lo ha onorato davvero e così facendo … ha salvato la faccia a tutti noi.

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