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L’ECCELLENZA CHE METTE LA FRECCIA. LYONS SUGLI SCUDI

ECC 10 2016 2017

Gli dissero “Vinca il migliore”, lui fece epoca rispondendo nel suo dialetto triestino Ciò, speremo de no, era Nereo Rocco, padre dello sport, “el paron” del calcio, quello di una volta. Quelli di Padova, sponda pallatonda, hanno una venerazione per il Patron di Rion del Re e per una volta, ancora una volta, tocca a quelli del rugby usare della sua celebrità. Così il Petrarca esce vincitore dallo Zaffanella, migliore del Viadana? No,  però porta a casa i punti che servono a dire alla classifica, ed al Viadana, “io sono in cima e voi no”.

Il Viadana realizza due mete, ma anche una serie innumerevole di falli che gli costano il 6/8 al piede di Menniti-Ippolito, tutti i punti che servono. I gialloneri vincono la sfida in mischia ma davanti c’è una difesa durissima e troppe scelte dei gialloneri indicano che faticano a capirlo. Il Viadana è arioso, spumeggiante ma è il Petrarca che vince sui punti di incontro e senza quelli  si rischia sempre di portare a casa davvero poco. Giornata pesante per Viadana, Frati ed i suoi escono quarti, certo gran cosa, ma molto ridimensionati, certe partite si vincono e basta. Il Petrarca invece festeggia un’arte con la quale in passato non era uso cimentarsi, il cinismo, roba da play off. Se è Menniti-Ippolito, anche per il placcaggio salva-meta a tempo scaduto, davvero il Man of the Match due personaggi saltano all’occhio più degli altri, lato Viadana il numero 8 Grigolon che ha dimostrato come si fa a portare il numero e dall’altra tre hurrà per Alberto Benettin, classe ’90, anche ex-Zebre, ottimo mediano di apertura, una gran vision, è a lui che si deve molto dell’obiettivo di giornata raggiunto dai petrarchini.

Casellato ha ragione se vuole piangere, vien da piangere a vederli giocare i suoi delle Fiamme Oro, li vedi sotto di otto contro i Lyons raggiungere i punti di touche come se fossero in vantaggio di ventisei, ricordano quel pezzo del Battisti “non c’è tensione, non c’è emozione, nessun dolore…“. L’atteggiamento quasi inoffensivo dei cremisi, applicare le quattro direttrici buttate giù per il piano di gioco non significa giocare a rugby ma semplicemente aver letto gli appunti, non deve togliere il giusto merito dei Lyons. Questi ultimi si, loro sono convintissimi di giocarsi un’ultima spiaggia, applicano una buona difesa alle veloci folate di gioco avversarie, tengono molto bene il punto di incontro, portano a casa moltissimo dalla mischia che alla fine risulterà quella vincente. La chiave dei piacentini diventa il gioco “ignorante ma non troppo” che fa sempre bene a quel rugby che deve risalire la classifica. Poi c’è anche quel Nephi Leatigaga, classe ’93, samoano con il numero 3 sulla schiena, incontenibile. Due applausi ancora per i Lyons. uno a Giacomo Riedo, classe ’93, seconda linea importante vicino alle ruck e nelle rimesse, ottimo match il suo, il secondo a Gianluca Cammi (’85), ha giocato mediano di apertura ed ha tenuto ordine in casa propria prima ancora che mettere disordine agli altri, scelta intelligente: era quello che serviva davvero.

Alla fine del match il Coach dei cremisi Umberto Casellato dice:”Mi prendo completamente la responsabilità di questa sconfitta  dovuta principalmente ad errori commessi in fase di preparazione del match…”. Se il Coach trevigiano ha voglia di pigliare qualcuno per il naso faccia pure ma si rivolga altrove che “ccà nisciuno è fesso” ed a casa sua si vede benissimo che c’è ben altro e di ben più grave. Un consiglio allora ci si fa premura di darlo al Capitano delle Fiamme Oro: si chiuda in una stanza, da solo, e si riguardi la partita, tutta. Dall’inizio alla …. fine.

C’era un altro match da vedere ma chi l’ha visto non se l’è segnato sul calendario. Il Mogliano vince sul San Donà ma è stata una cosa piccola così. Quelli del Piave, bruttissima gara la loro, quando tengono palla sugli avanti se la cavano ma evidentemente il piano di gioco prevede si vada alla mano e lì gli errori di handling e le palle perse si moltiplicano senza fine. La partita degli uomini di Ansell è una incompiuta e c’è molta inefficacia pure nella ammirevole aggressività del loro secondo tempo. Mogliano rimane vigile e fresco si fa trascinare dal genio di quel giovane Almela e dalla sregolatezza di Renata, tiene in mano il gioco di mischia e si fa trovare sempre in superiorità al largo. Padrò nel San Donà dà pure l’anima e come sempre fa il suo, Reeves deve ancora studiare un po’ per fare l’apertura ma sono in tanti ad avere una brutta giornata in maglia biancoceleste.

Rovigo e Calvisano vanno a valanga, sono loro le vere regine, la storia è ancora lunga ma le due di sempre accendono la freccia, una cinquantina di punti per entrambe, quasi un botta e risposta a distanza. Una cosa però non sfugga, nell’inferno di Rovigo il Reggio fa il punto di bonus: attenti ai Diavoli!

La domanda che esce da questa giornata di Eccellenza non è nuova ma la risposta si o almeno, per una volta, non è scontata. Ecco allora un appunto che si possono fare quelli che stanno tentando di costruire la Lega di Club: visto il tutto, fino ad oggi, visto questo “eccellente”, ci sono in Italia dieci team che possono competere ad un livello sufficientemente simile? No, dieci no ma cinque si. Gli altri bisogna costruirli.

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