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AFFARI ESTERI

L’ARBITRO: QUEL NECESSARIO INFALLIBILE (IN ITALIA INVECE…)

bil nz poite

Il fine settimana trascorso ci ha regalato il match di chiusura del tour dei British and Irish Lions, serie pareggiata, gli All Blacks hanno trovato come prevedibile pane per i loro denti, quelli del nord del mondo sono riusciti a bloccare la furia nera ma è mancato il risultato, perchè il pareggio nel nostro sport è un visibile incidente, non un vanto salomonico. Comunque è andata così e, tanto per essere più a la page, è stata tutta colpa dell’arbitro.

La serie si è infatti conclusa con una decisione arbitrale, a due minuti dalla fine dell’ultima partita, che farà storia; l’arbitro Roman Poite, francese, pare anche quella fosse una colpa, che chiede, su sua decisione già presa, un improvvido TMO tramite il quale modifica quanto già segnato togliendo ai neozelandesi l’ultima possibilità di vincere match e serie. Sul metodo di Poite, sicuramente poco chiaro, di gestire questo brevissimo ma fondamentale ambito del match si è aperto fra gli addetti ai lavori un dibattito importante, tecnico, a tratti interessante, a tratti spocchioso, sicuramente necessario.

Roman Poite ha fatto una stupidaggine, può darsi, oppure ha fatto la cosa giusta, mano facile ma può darsi, potremmo restare un bel po’ fermi qui, in punta di regolamento e di arguzie tecniche, ma la domanda che invece ci si pone qui oggi, fatta con un piede fuori dal regolamento e, se possibile, dentro la testa di un arbitro, è: perchè l’arbitro ha chiamato il sostegno del TMO? 

Dopo,il mondiale del RWC2015 lungo ed intenso era stato il dibattito sull’uso del TMO che in occasione di quella competizione era stato ampliato, molto si disse anche su quell’istinto così poco sportivo e poco realistico che aveva preso parte del rugby mondiale, e nostrano, di voler rinunciare alla consueta fallibilità dell’arbitro. Una gran brutta cosa.  Perchè il mondo del rugby è sempre di più alla ricerca, seguendo sirene stupide, spesso commerciali, ancor più spesso provenienti da altri mondi, della infallibilità arbitrale

Secondo alcuni questa tendenza alla infallibilità di quelli con il fischietto garantirebbe il “vero risultato” della partita.

Già ma qual’è il “vero” risultato? Solo quello senza gli errori dell’arbitro? Tutte le altre decine di mostruosità tecniche realizzate dai giocatori, nell’occasione specifica gli All Blacks finita la partita avrebbero dovuto andare a nascondersi nell’angolo più buio ed il tallonatore di quelli in rosso darsi alla danza classica, quelle invece vanno bene?

Il fattore “errore arbitrale ” fa invece parte del match ed a questo non bisogna rinunciarci. I primi che lo dimenticano però sono gli arbitri stessi, Poite in testa.

Ecco infatti una risposta fin troppo plausibile alla domanda di cui sopra: l’arbitro francese ha chiesto aiuto al TMO, a norma di regolamento manco lo poteva fare, perchè è caduto nel tranello dell’arbitro infallibile.

I prodomi di cotanto sbaglio di Roman Poite si erano già notati qualche mese prima quando si era visto in campo, sempre in un incontro di altissimo livello, un certo Nigel Owens realizzare una serie inestinguibile di errori sui quali nessuno poi però avrebbe sindacato. Perchè Nigel non è più un semplice arbitro, la propaganda ovale lo ha ormai strombazzato in giro come un esempio da seguire verso la via dell’infallibilità, quindi non si tocca. Avessero invece scritto su tutti i giornali europei che in quella partita il Nigel aveva fatto sonoramente schifo il dogma dell’infallibilità forse si sarebbe cominciato a sciogliere e addio sogni di TMO.

Insomma di TMO il rugby può morire, è una deviazione del sistema, non fosse altro perchè non si può adottare ad ogni singolo fischio della partita e chi decide quando farlo e come leggerlo è pur sempre un “infallibile con il fischietto”.

Ancor  di più il rugby può morire a suon di arbitri infallibili, questa qualità non è una necessità, questo dogma va smontato. Lo facciano magari per primi gli arbitri stessi.

Ecco perchè Poite ha sbagliato a voler rivedere quella sua decisione, non tanto per il tecnicismo, non tanto per la decisione successiva forse più orribile della precedente, quanto perchè ha affidato la partita ad una infallibilità che invece non esiste. Poite non ha voluto essere semplicemente un bravo arbitro ma un arbitro perfetto, infallibile. Poite non ha accettato di essere una componente fallibile del nostro gioco e questo faremo difficoltà a perdonarglielo.

L’infallibilità richiesta a certi arbitri non è infatti poi una moda ricorrente per tutti, in Italia infatti facciamo di tutto perchè gli arbitri siano fallibilissimi, noi in questo siamo avanti, altro che TMO!

Da queste parti si viene infatti a sapere che i nostri arbitri italiani, siamo a metà luglio, non hanno ancora saputo, solo un esempio, le categorie alle quali sono assegnati, l’organigramma ad oggi è ancora una chimera, gli altri programmi tecnici e temporali sono un mistero. Tanto meno infatti questi italici ovali con fischietto sanno quando faranno i corsi estivi di aggiornamento, che in estate ci siamo già. Questa è una debacle o la via migliore verso l’arbitro assolutamente fallibile?

Ecco vedete, dal francese Poite allo sbando il passo è breve, eppure tutto cuoce sempre dentro i magnifici del Sei Nazioni. Certo è che chi comanda i tecnici e gli arbitri italiani, lui si è palesemente ed evidentemente infallibile. Ad ognuno il suo dogma.

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