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FIR E DINTORNI

ITALRUGBY: DOPO LA SCONFITTA DUE FRASI, FRA PRESENTE E FUTURO

Dopo la sconftta con la Francia sono volate dalla TV al web due frasi, dette dai massimi capi dell’Azzurro, che, messe insieme, non dicono nulla di buono sul futuro del nostro rugby.

La debacle con la Francia del nostro team azzurro non lascia scampo. Che fra i nostri giocatori, tolti i “senatori”, non ci fossero talenti di chissà qual fatta lo si sapeva, la vera sorpresa in questo Sei Nazioni è però venuta dal buio totale di gioco che ormai è conclamato da mesi. Una difesa a tratti attiva ma generalmente fragile, un attacco sterile, fasi statiche, una volta il nostro vanto, sempre in bilico, visione generale e piano di gioco inadeguato, giocatori che si spengono e si accendono nel corso del match, tenuta atletica della partita invariata rispetto al peggior passato.

E’ così che Conor O’Shea questa volta, preso evidentemente atto di quanto sopra, ha dovuto, nelle sue dichiarazioni post-match con la Francia, raccontarci una solenne verità:”Stiamo creando una nuova squadra, questo è il miglior gruppo possibile“.

“Il miglior gruppo possibile” suona, dopo tutto il poco che si è visto, come una constatazione della scarsa consistenza tecnica del prodotto attuale del rugby italiano, una affermazione realistica che conferma il fallimento del sistema-Italia (ammesso sia un “sistema”…), quindi l’inconsistenza del progetto delle Accademie e l’insufficienza generata dalle franchigie in Pro14. Mettiamoci poi accanto le sconfitte della nostra Under20 e l’ultima nel Sei Nazioni con i pari età francesi per 78 – 12.

O’Shea sembra quindi prendere atto che sta lavorando con quello che ha, troppo poco per essere competitivo e le sue successive dichiarazioni sono un campionario di incoerenza rivelando la sua difficoltà a far girare la baracca.

Il momento più triste è quando O’Shea, sempre dopo il match con la Francia, rivendica la lista degli infortunati (cita Morisi, Campagnaro, Sarto, Esposito, Gega, Licata) dimenticandosi che è lui quello che ci ha parlato della profondità della Nazionale azzurra e della ottima copertura raggiunta in tutti i ruoli.

O’Shea è in grande difficoltà e questo è il nostro presente. Avrebbe bisogno di un cambio di rotta immediato ed importante ma ecco allora la seconda frase che, nel dopo-partita con i transalpini, ci arriva direttamente dal Presidente Federale Alfredo Gavazzi in diretta tv il quale ci dice: “Potevamo vincere“.

Non c’è mai stato un singolo minuto del match in cui si sia potuto pensare una cosa del genere ma il Presidente non vuole prendere atto della realtà, farlo significherebbe dover mettere in atto dei cambiamenti profondi e la cosa farebbe prima di tutto saltare il suo progetto politico e questo lui non lo può ammettere, quello è indiscutibile. Perchè lo ha detto lui.

“Potevamo vincere”, è tutto a posto, il progetto Accademie, la partecipazione al Pro14, i dirigenti tecnici ed i tecnici inamovibili della FIR, tutto è giusto così. Lo schema è a posto e la politica è salva. 

Dietro una frase come quella del Presidente Federale, detta in un momento del genere, sembra esserci la sostanziale affermazione che non è il progetto politico che deve adeguarsi ai risultati e al trend della Nazionale ma è quest’ultima che deve adattarsi al primo. L’autoreferenzialità nel nostro rugby tocca così i suoi massimi livelli.

O’Shea è in palese difficoltà tecnica ma non si vedono cambiamenti all’orizzonte e questo potrebbe essere il vero problema del nostro rugby di medio-lungo periodo: la cristallizzazione del fallimento.

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