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REGOLE ED ARBITRI

VITTIME DI UNA ILLUSIONE: DAL TMO AL CARTELLINO BIANCO

Non si placa la sete di perfezionismo apparente, anche il nostro caro rugby comincia a farsi mordere da questo male che pare progredire sempre di più. L’errore dell’arbitro diventa sempre di più un tabù, una idiosincrasia da estirpare, un difetto di risultato al quale almeno bisogna potersi appellare, ma qualcuno pensa non domani, non davanti al giudice, non con le immagini registrate da qualche tv o telefonino, no, bisogna porterlo fare subito, senza se e senza ma. E’ così che nasce anche la logica del  “cartellino bianco”.

Non ci credete? La notizia è su Rugbymercato e racconta di un esperimento che già da anni si svolge in un campionato sudafricano. La procedura? Ogni squadra ha a disposizione due “cartellini bianchi”, in caso di disaccordo con la decisione arbitrale capitano in campo o allenatore possono con diversa metodologia chiedere la “revisione” del fischio arbitrale, ma possono farlo solo due volte.

Il metodo è sicuramente contrario alle logiche ed allo stile costruito da anni dal rugby e dal suo mondo. Questo “cartellino bianco” in effetti mette l’arbitro sotto osservazione già da parte dei giocatori in campo o dalle panchine, una nuova forma di tensione in campo, di gioco nel gioco, che farebbe dell’arbitro un elemento della partita invece che, semplicemente, il “direttore di gara”. La cosa farebbe poi nascere un secondo o terzo match nel match che si giocherebbe a colpi di cartellini bianchi nei momenti topici.

Il cartellino bianco è un metodo stupido come pochi e lo è soprattutto perchè prende in considerazione la possibilità che l’arbitro faccia 4 errori a partita e pure equamente divisi, 2 per parte! Se ne fa 5 o di più gli altri vanno bene per la correttezza del match. Insomma verrebbe da dire che se “cartellino bianco” deve essere sia per sempre, ovvero valga consegnare un paio di fischietti per squadra ed ognuno fischi quello che vuole.

Nemmeno nel calcio sono arrivati a tanto. Quelli della pallatonda stanno studiando il cartellino bianco per indicare le “sospensioni temporanee” dei giocatori, cioè quello che è il “giallo” nel rugby, lo strumento servirebbe ai calciofili per sedare le continue contestazioni intorno all’arbitro durante il match.

Il rugby ha già cercato elementi di “perfezione” nella direzione di gara qualche anno fa intensificando le possibilità dell’arbitro di ricorrere al TMO.

La cosa ha portato a diverse incomprensioni in campo oltre a livelli di auto-deresponsabilizzazione da parte dell’arbitro che a molti non è piaciuto. Nelle partite di cartello, ad esempio, a volte anche in match meno “importanti”, quasi ogni meta oggi come oggi è un richiamo al TMO, spesso l’arbitro chiede di rivedere fasi e fasi prima della segnatura.

Il discorso si farebbe lungo e, tradotto in italiano, dove il TMO non esiste e gli arbitri sono in evidente, conclamato, deficit di preparazione, significa fare un passo indietro e provare a vedere se prima di tanti cartellini e telecamere ci mettiamo in testa che il gioco del rugby migliora se sviluppiamo la classe arbitrale sul piano tecnico. La necessità di “TMO e cartellini bianchi” risponde infatti anche a questa necessità decisamente più pura e più “ovale”: se l’arbitro fischia bene si gioca meglio.

Si diceva? Ah si quella cosa della “perfezione apparente”, ovvero l’illusione di cancellare l’errore da uno sport, magari usando tecnologia (quelli del calcio hanno messo la VAR ed ora litigano su come guardarla!), una storia che non morirà mai che si sopisce solo con buoni arbitraggi. Altro che “cartellino bianco-giallo-rosso-verde-viola” o TMO, lavoriamo per preparare bene, anzi benissimo, i nostri arbitri, spendiamo così certi capitali, è così che il nostro sport crescerà davvero.

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