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MEDIA & SPORT

IL TOP10 E LA CARICA DEI CENTOMILA

Un grande successo di pubblico, questo è stato uno dei dati più eclatanti  che ha regalato a tutto il nostro rugby la serie di semifinali e finali del TOP10. I numeri registrati da RAI Sport sono infatti notevoli.

La prima semifinale Valorugby Vs Petrarca ha avuto mediamente 42.000 contatti al minuto. Quella del giorno dopo fra Calvisano e Rovigo ha toccato i 32.000.  Nel ritorno delle semifinali il picco l’ha avuto Petrarca Vs Valorugby che ha contato ascolto medio pari a contatti  54.000.

Il risultato però più sorprendente e “grande”  è il dato di rilevazione audience della finale  Petrarca Vs Rovigo che, sempre su RAI Sport, ha avuto mediamente 90.000 contatti con un picco nel secondo tempo di 103.000* (Dati forniti dall’Ufficio Comunicazione e Media della FIR che ringraziamo).

Numeri altissimi, sopra ogni aspettativa, un successo di proporzioni importanti soprattutto se si pensa che scendeva in campo un campionato nascosto due volte agli occhi del pubblico: la prima dalla stessa FIR che ne lo ha sempre sabotato e ne ha per anni sminuito la visibilità, la seconda dalla pandemia che ne ha ancora di più nascosto qualità e attività. E’ stata una grande prova del TOP10.

Un ottimo risultato che dimostra la fame di rugby e il potenziale audience che un campionato italiano ben organizzato e con incontri di buon livello potrebbe avere come riscontro nel pubblico italiano. E’ vero anche però che il media che ha accolto queste serie finali era “aperto”, accessibile a tutti con un  semplice click sul telecomando, niente piattaforme criptate o social, una maggiore  platea era in effetti disponibile.

Forse allora il rugby, ha bisogno di questa dimensione per trovare ancora questi risultati di pubblico: buon livello tecnico e massima accessibilità possibile. Di sicuro è così che abbiamo avuto la nostra carica dei centomila.

Il livello tecnico? Non sappiamo se un campionato italiano, per mantenerlo sufficientemente omogeneo a quello visto in questa serie finale, debba essere composto da dieci oppure, otto, sei squadre. Certo è che moltissime partite della stagione regolare sono già a questo livello ma dei correttivi sono necessari. Quello che ci manca dobbiamo conquistarcelo  ma “siamo molto meglio di quello che continuiamo a ripeterci di essere”.

Questi numeri sono imprescindibili, non si può far finta di non averli visti.  La FIR e tutto il nostro mondo ovale hanno davanti a se questa dimensione ed il compito preciso di farla fruttare al meglio: il pubblico ha fatto sapere che, se gli viene presentato questo rugby italiano, lui c’è.

Quindi bando alle attese e si inizi subito con la riforma del massimo campionato italiano, si metta subito il primo tassello. Il nostro rugby può accettare la sfida.

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*08/07/2021 – NEWS Ci viene comunicato da FIR che RAI ha emesso nuovi dati ufficiali confermando quanto qui riportato ed aggiungendo che nel secondo tempo c’è stato un picco di contatti unici pari a 148.000. Un nuovo dato che dà ragione a quanto qui sopra esposto.

2 Comments

2 Comments

  1. Giorgio

    7 Giugno 2021 at 16:11

    1) Cambiare nome al campionato. Siamo passati da “Eccellenza” a “TopMaQuanteSonoCheHoPersoIlConto?” per gli amici “Botton10”. Chiamiamolo “Serie A” come ogni campionato italiano di vertice che si rispetti.
    2) Quante squadre mettere non lo so. Mi verrebbe da dire 10, a spanne, ma cambia poco. Se il livello è basso con troppe squadre spalmi il broccume, con poche squadre al massimo limiti i danni (soprattutto economici), ma non cresci comunque.
    3) Per la TV meglio in chiaro, anche con un canale dedicato, mettendosi insieme a altre federazioni “povere ma belle”, chessò, baseball, pallanuoto, ginnastica, scherma, lotta, insomma quelle che tra un’olimpiade e un’altra non si fila nessuno. Problema… il rugby sarebbe olimpico, ma in Italia non se n’è accorto nessuno, nemmeno il CONI.
    4) Organizzare subito un campionato 7s, maschile di sicuro, femminile se ci sono i numeri. Chi gioca nel campionato di vertice a 15 DEVE avere una squadra 7s.
    5) Invece di mandare la nazionale in ritiro premio in Valsugana che tanto non si fanno TM, non era meglio mandare 4 o 5 di quelli migliori a Lisbona a giocare le Series europee di 7s? Ok, magari non i giocatori di Treviso che si gioca l’accesso alla finale della Rainbow Cup, ma un po’ di zebrotti? Un Canna, un Bellini, un Boni farebbero così schifo se c’è da iniziare a metter su mattoni per immaginare un futuro per questa disciplina che mette in palio medagli olimpiche, mica pizza e fichi?
    6) Poi ci sarebbe da fare la Lega, ma lasciamo perdere…

    Una finale come Petrarca-Rovigo, al netto del fatto che da tifoso la delusione è cocente, è stata una gran partita, bel biglietto da visita per in nostro rugby, in TV, a diffusione nazionale, in chiaro. Sarebbe da idioti perdere il colpo.

  2. Luca Girotto

    7 Giugno 2021 at 17:54

    Condivido ma aggiungerei un altro elemento x me importante: la pubblicità.
    Non è una brutta parola. Bisogna decidersi ad investire nel marketing. Non solo sborsando i soldi all’alto livello.
    x aumentare la base bisogna parlare e far parlare del ns sport. Bisogna pagare dei giornalisti (o dei giornali) che ne parlino/scrivano quotidianamente. Pagare la Rai xchè trasmetta il + possibile, in chiaro, evidentemente. Deve diventare uno sport appetibile ai giovani.
    Questo secondo me può essere un valido modo x spendere il denaro e trasformare l’investimento in una spirale positiva

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