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RUGBY WORLD CUP

ASSEGNATI I MONDIALI: IL MONDO E’ ANGLOSASSONE. MA L’ITALIA….

Piacerà a tutti, si sa, anche da queste parti sarà così, sono le designazioni delle sedi delle prossime coppe del mondo rilasciate in questi giorni da World Rugby.

Così il comunicato di World Rugby: l’Inghilterra ospiterà la Coppa del Mondo femminile di rugby del 2025, l’Australia ospiterà la Coppa del Mondo maschile di rugby del 2027 e quella femminile del 2029, gli Stati Uniti ospiteranno la Coppa del Mondo maschile di rugby nel 2031 e quella femminile del 2033.

Prima di tutto, va detto, che quanto sopra è una grande ammissione di colpa: è andato malino il piano lanciato anni fa dall’organismo mondiale del rugby union di allargare il nostro sport nel mondo, quel mondo pare sia solo anglosassone, da lì il rugby non si schioda.

L’unica vera novità sono gli USA, per quella data la Federazione americana di Zio Sam avrà ampiamente recuperato spazi e dimensioni, visto che è fallita nel 2020 (andiamo bene). In realtà i fallimenti americani sono diversi, come il primo campionato professionistico , il ProRugby, aperto e chiuso con la edizione del 2016. Va invece decisamente meglio la seconda esperienza in tal senso, aperta nel 2018 la Major League Rugby oggi conta tredici team ben distribuiti sul territorio con tanto di espansione canadese. La differenza fra ProRugby e MLR? La seconda non bada a fare sviluppo di giocatori nazionali o giovani talenti, punta solo a penetrazione e “cassa”.

La Nazionale USA nel giorno della sua doppia splendida assegnazione di un mondiale è solo al 18° posto nel ranking maschile ed al 7° in quello femminile.

I mondiali del rugby maschile il prossimo anno lasciano l’Europa per almeno dodici anni perchè , attenzione qui dentro ci caschiamo con le mani ed i piedi anche noi italiani, non c’è una Nation europea emergente abbastanza solida e credibile per organizzare un mondiale come questo. L’emergente asiatica  Giappone ha realizzato quelli del 2019, l’emergente USA si prende quella del 2031.

Fra i prossimi mondiali di Francia e quelli USA c’è un 2027 targato “Australia”. Altra federazione mica messa bene. Oltre alla crisi economica che colpisce il mondo Wallabies c’è anche una posizione di sudditanza in quel continente del nostro rugby union rispetto agli altri rugby che si giocano laggiù.

Il rugby league in Australia ha oltre il doppio dei praticanti rispetto al nostro  “union” e quello Aussie si dice oltre il triplo.  Il rugby australiano da tempo ha perso il confronto con il vicino neozelandese anche se la sua Nazionale maschile mantiene la posizione n° 6 nel ranking mondiale maschile e la numero 5 in quello femminile.

Insomma, anche se in crisi e le cose non filano nella giusta maniera, Australia e USA sono state ritenute credibili ed hanno avuto le nomination. E’ un buon segno per molti.

E l’Italia? Nel 2014 l’allora Presidente FIR Alfredo Gavazzi annunciò la candidatura dell’Italia per i Mondiali del 2023. Ritirata questa nel 2016 ripetè la stessa intenzione per i mondiali del 2027. Quanto sia crollato il rugby italiano nel frattempo lo sappiamo. Speriamo si riesca ora a ripartire ed a rimetterlo in piedi e poi chissà…magari ci candidiamo per il 2035? 

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