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MEDIA & SPORT

I DATI DI AUDIENCE DEL TOP10: INTERVENTO IMMEDIATO O SI SPARISCE

Il risultato non è dei più confortanti ma, andando a cercare i dati di audience delle dirette dei match di Top10, l’obiettivo non era certo quello di fare bella o  brutta figura. Il campionato si gioca a porte chiuse, il pubblico del Top10 è confinato solo dietro i clic di internet e le domande alle quali Il Nero il Rugby voleva una risposta erano tre:

  • sapere quante persone seguono una giornata e ogni partita del top 10,
  • qual è la percentuale di fidelizzazione di questo pubblico,
  • quindi  quali sono i team che fanno da traino per ascolti e quali match sono stati i più visti  tra quelli fino ad oggi vissuti

I dati che troverete di seguito ci sono stati forniti dall’Ufficio Comunicazione e Media della FIR che Il Nero il Rugby ringrazia anche per la preziosa collaborazione in fase di analisi.

La base dati si riferisce alle prime 7 giornate e di queste a 25 partite, inclusi quindi i recuperi compiuti fino a qualche giorno fa. I dati sono un’aggregazione dei due canali sui quali vengono trasmesse le partite in diretta:  Youtube e Facebook. I numeri si riferiscono ai device collegati: non sappiamo quante persone siano davanti ad ogni apparecchio o quanti di questi spettatori ne abbia acceso più di uno contemporaneamente.

Detto questo va subito rilevato che Youtube ha collegamenti superiori anche del 40% rispetto a quello del social di Zuckerberg, è quindi Youtube la piattaforma decisamente più frequentata dagli spettatori internauti del Top10.

Si può tranquillamente affermare che il pubblico via web del top 10 sì posiziona fra i 3.000 ed i 4500 collegamenti per giornata.

La media esatta sui 25 match è di 1023 device per ogni partita, questo dato rappresenta l’apice, il numero massimo di “spettatori” in diretta raggiunto dalla partita. Sono pochi? L’avevamo detto che non c’era un bel nulla da festeggiare.

E’ chiaro che l’apice del migliaio di cui sopra è solo una media, ci sono dei match che hanno quasi raddoppiato o triplicato quel dato mentre altri che si sono fermati ad un terzo. Perché il pubblico evidentemente sceglie, attribuisce valore, decide se la sua passione vale quel match.

Ma vale anche il fatto che la disputa di certe partite in momenti più “favorevoli” (ad esempio durante fine settimana natalizi di lockdown “rosso”) possa fruttare di più in termine di pubblico. Le variabili sono più di una, le date che trovate qui sotto la dicono lunga anche su questo.

Vediamo alcuni dati di “apice”:

Con queste due tabelle si può dire di aver dato risposta già ad un paio dei quesiti che ci si era posti, ora il terzo, quello sul grado di fidelizzazione nel corso del match.. Perchè abbiamo scoperto che lo spettatore si alza e se ne va se non piace, oppure arriva in ritardo, o arriva da un’altra partita sulla quale si era inizialmente concentrato. Ricordiamoci che questi mezzi (Youtube e facebook) non sono destinati ad avvicinare pubblico nuovo ma “contengono” il pubblico che già conosce il rugby  e questo campionato. I dati vanno visti anche in questo senso.

Quindi, il grado di fedeltà al match: per poter comprendere quanto sopra si è rilevato il “mantenimento del pubblico a fine partita”, una cosa tipo: quanti di quelli che hanno iniziato a vederla sono arrivati fino in fondo? Il dato che verrà dato dice in effetti solo questo, altri dati rilevati dimostrano che molti match iniziano e finiscono con una curva omogenea di presenza ma questa è dettata da uscite e nuovi ingressi. Il dato che abbiamo cercato è invece il più vicino a quello della presenza allo stadio.

Solo il 18% dei device partono ed arrivano a fine corsa, dato medio naturalmente, ma qui l’oscillazione non è così forte, ci sono dei casi limite ma tutti girano intorno alla “media”. Una osservazione: avere molto pubblico non significa che sia tutto fedele per tutto il match. Andiamo a vedere….

 

CONCLUSIONI Avremo molte occasioni per commentare questi dati ma intanto ma intanto tre considerazioni vanno fatte.

  1. Le società del Top10 sono assolutamente inconsapevoli del ruolo che rivestono all’interno del rugby italiano, ma forse anche colpevoli dei destini di questo rugby: su 10 società che partecipano al massimo campionato italiano solo una (Rovigo) aveva chiesto questi dati. Insomma come se la visibilità e l’affluenza di pubblico non fossero un problema, come se conoscere i risultati dei “nuovi” mezzi di comunicazione non fosse una necessità.  Passatismo all’ennesima potenza? Diteci che non è vero, che è tutto un brutto sogno!
  2. Il pubblico del top 10 per questa stagione si è ridotto di circa il 40%. I  dati di affluenza media (facebook) dello scorso anno sommati ai dati di presenza sugli spalti davano risultati molto diversi. Certo questo è un periodo difficile, ma cosa si sta facendo per ovviare a questo deficit? Chi produce i dati, la FIR di Alfredo Gavazzi (Vicepresidente Saccà, Consigliere Paolo Vaccari) è ovviamente immobile, non le interessa nulla del rugby italiano, questo si sa, la sua strategia è tutta rivolta altrove.
  3. Su quello che avete visto qui sopra non c’è in effetti nessuna novità. Inoltre avere dati sconfortanti non significa sia una battaglia da abbandonare, c’è in gioco la sparizione del rugby italiano. Abbiamo sempre più un palese bisogno che le Società (chi altri??) prendano in mano il proprio destino e portino il rugby italiano ai livelli che merita.

Torneremo a parlarne. Intanto forza rugby!

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