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FIR E DINTORNI

STOP ZEBRE ARRIVANO I LUPI: DESTINAZIONE L’AQUILA

Il mondo è quello delle Zebre, la notizia arriva da Rugbymeet  (clicca lì sopra per leggerla) ma le mezze conferme e le indiscrezioni piovono, sembra sia davvero un piano FIR molto concreto, decisamente complesso, ma vero. Andiamo con ordine.

Rugbymeet mette nero su bianco due novità che riguardano la “franchigia” di Parma che milita in URC: la prima sarebbe la sostituzione a scadenza (imminente, 30 giugno) del Presidente Michele Dalai con Fabrizio Gaetaniello, per la seconda citiamo direttamente il portale: “…le Zebre starebbero anche mettendo in atto un re-branding del marchio passando da Zebre Parma, nome ormai associato a squadra perdente, a Lupi… Ovvero il nome della storica selezione del centro-sud… . L’inizio dell’esodo?

Già,  i Lupi, ovvero il rubgy del nostro meridione che insieme a Dogi (Nord- Est) e Zebre (Nord-Ovest), team questi nati nel 1973, sono state le tre leggendarie selezioni ad inviti della nostra penisola. Esperienze tutte chiuse negli anni Novanta, salvo il ripescaggio del nome delle Zebre nel 2012 per creare la fallimentare franchigia parmigiana.

I Lupi, anno di fondazione 1977, città di nascita Roma (ispirazione dall’ambiente Rugby Roma), primo match giocato il 23 dicembre del 1978 nella città de L’Aquila: vittoria contro i francesi del Montchanin.

Così come una vittoria (37 -5), ma di enorme prestigio, fu anche l’ultimo incontro giocato dai Lupi, al Flaminio, davanti a 4000 spettatori, nel giugno del ’97, gli avversari erano niente meno che i mitici Barbarians. Così, se volete, potreste chiedere cosa erano i Lupi a chi giocò quel match, provate con Gianluca Guidi (ora Head Coach alle Fiamme Oro), con Giovanni Raineri (ora Coach della nostra Nazionale femminile), fermate per strada Rocco Salvan, Giampiero De Carli (ex Coach degli avanti della Nazionale maschile ora al CUS Torino),  Carlo Caione (bandiera della Rugby Roma e de L’Aquila Rugby nonchè 28 volte in Nazionale),Matteo Mazzantini (ora Head Coach del nostro Seven azzurro), Orazio Arancio.

I Lupi erano una cosa importante, se un nome così viene messo in circolazione, il motivo è profondo, come del resto accadde nel rispolvero delle “Zebre”. Per questo ha fatto bene chi si è chiesto se il cambio di nome alla franchigia “parmigiana” non fosse solo l’inizio di un trasloco, però con direzione sud.

Le conferme sono timidamente spuntate qua e là, ma soprattutto si è fatta sempre più concreta la possibilità che la vera destinazione dei Lupi, la nuova sede italiana di URC  fosse proprio la città che dei Lupi ospitò il primo incontro: L’Aquila. Certo, va detto, sarebbe una idea meravigliosa.

I Lupi a L’Aquila, il campionato URC nel centro-sud, la FIR che ne finanzia la stessa quota che è stata delle Zebre ma la porta in una terra che ancora oggi, nonostante le troppe disavventure, pulsa di rugby, un centro nevralgico dell’ovale del nostro meridione, un punto di contatto al sud con il grande rugby che riscalderebbe i cuori in tutta quell’area ma anche di molte persone al nord: perchè L’Aquila è sempre L’Aquila!

Così, volendo andare oltre il romanticismo e guardare alla programmazione di questa Federazione bisogna ammettere che aprire ai Lupi e portarli a L’Aquila è una scommessa ma è anche un progetto che risponde ad una logica di ampio respiro.

Chiudere l’esperienza di Parma, città che non ha mai amato le Zebre, le quali da quelle parti non hanno mai attecchito con il territorio in genere ma nemmeno con quello ovale. Spendere una franchigia, e tutto il suo budget federale, ben al di sotto dell’Arno, giocandosi una città simbolo del rugby, L’Aquila, peraltro situata a poco più di cento chilometri da Roma. Ripartire da una esperienza nuova e chiudere il lunghissimo ciclo di sconfitte delle Zebre, diventate ormai un brand perdente e senza appeal ma soprattutto fornire al Sud, desertificato dal rugby, una opzione per rilanciarsi e sognare rugby, raccontare e vivere rugby, organizzarsi ed andare a vedere il grande rugby.

Una opzione di questo tipo inoltre compensa un massimo campionato italiano di Serie A Elite (che passa a nove squadre il prossimo anno e ad otto quello dopo) inesorabilmente centrato sul nord Italia.

Lo Stadio Tommaso Fattori de L’Aquila, magari con qualche ritocco, ha il piglio giusto per ospitare una avventura di questo tipo, capienza a novemila posti, una storia di grandi eventi alle spalle fra i quali proprio le Zebre nel 2018 contro i Dragons (4000 spettatori), e tanto rugby da raccontare.

Il progetto esiste, è difficile da attuare (location, spazi di preparazione tecnica e fisica, organizzazione generale e di logistica….), bisogna ora vedere se la Federazione avrà il coraggio per provare a portarlo fino in fondo. Bisogna vedere se il Sud ovale saprà compattarsi dietro una opportunità di questo tipo o cederà alle logiche di bottega, bisogna capire quanto il Presidente Innocenti abbia voglia di giocarsi carte “forti” rinunciando ad ogni logica di galleggiamento.

Ex ungue lupum, il lupo (si riconosce) dall’artiglio. Era il motto dei Lupi. Ci sta.

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